Negli Stati Uniti il boom dei droni è oramai un dato di fatto, nonostante questo mercato abbia preso piede da poco tempo e le regole siano ancora precarie e poco soddisfacenti.

La FAA americana, l’ente che sovrintende e governa norme e mercato statunitense del volo, in un recente incontro ha annunciato come – per la prima volta nella storia – il numero delle licenze di operatori di droni abbiamo superato quelle dei piloti di aerei civili. I numeri enunciano che a inizio febbraio 2016, in America, sono 325mila i piloti di droni contro i 320mila piloti civili.

Questo dato è molto significativo a sostegno della battaglia che è in corso per far affiorare i droni dall’anonimato con tutti i vantaggi che porterebbero all’economia e alla sicurezza, non solo negli USA ma anche in Europa.

I droni sono dotati di una tecnologica miniaturizzata molto sofisticata e a un prezzo competitivo che potrebbe rendere inutile l’uso degli aerei civili e degli elicotteri per operazioni di safety e sorveglianza privata, rilievi e sopralluoghi nelle grandi opere, misurazioni e manutenzione delle reti energetiche; agricoltura, turismo e tante altre attività.
E’ enorme il potenziale degli unmanned ma ha bisogno di essere regolamento.

La FAA ha lanciato – negli ultimi mesi del 2015 – il primo grande programma di registrazione per gli operatori di droni americani, dopo che l’ente aereonautico americano ha annunciato che nel 2016 sono stati venduti, negli States, 1,6 milioni di pezzi, con una media di 1,5 velivoli per dronista.

Il numero elevato di velivoli in circolazione potrebbe rappresentare una minaccia per la sicurezza nei cieli. A questo proposito, la NASA ha appena lanciato un concorso denominato “Sky for all” volto a raccogliere i migliori progetti per la gestione del traffico aereo del futuro, dove non non ci saranno solo jet e aerei da turismo ma milioni di Remotely Piloted Vehicle.