Gli Stati Uniti potrebbero presto impiegare degli “sciami” di droni per scopi militari, esattamente per effettuare delle operazioni di sorveglianza, di intelligence, o anche per delle azioni di attacco.

Questa notizia è stata resa ufficiale negli scorsi giorni: DARPA, l’agenzia governativa del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti che si occupa di tecnologia militare, ha annunciato che l’impiego di particolari sciami di droni potrebbe rivelarsi ideale in molteplici diversi contesti, e potrebbe quindi sostituire in modo molto vantaggioso i cosiddetti super-droni, dispositivi a cui l’esercito statunitense sta già lavorando i quali, tuttavia, hanno un costo molto elevato.

Questi innovativi droni da utilizzare “in massa” non sono ancora stati realizzati, tantomeno progettati, tuttavia DARPA ha indetto un bando affinchè tale idea possa concretizzarsi, dunque affinchè dei potenziali proponenti possano presentare i loro progetti.

Al momento, dunque, non è dato sapere nulla di nuovo circa tale indiscrezione, ma pare ormai certo che tra pochi mesi tale tecnologia potrebbe divenire una realtà, se DARPA avrà modo di interfacciarsi con dei produttori convincenti.

Sebbene, come detto, questi droni non siano stati ancora prodotti, sono già stati battezzati “Gremlins”, ovvero con il medesimo nome dei piccoli spiriti, ovviamente frutto di fantasia, che durante la Seconda Guerra Mondiale si credeva causassero numerosi guasti tecnici a bordo della Royal Air Force.

Aldilà del vantaggio tecnico legato all’impiego di uno “sciame di droni” piuttosto che di un super-drone, è davvero evidente come tali dispositivi consentano di effettuare variegate azioni militari a fronte di un costo ben inferiore.

Basti pensare, infatti, che per realizzare il super-drone MQ-9 Reaper sono necessari ben 13 milioni di dollari, una cifra con la quale l’esercito statunitense potrebbe assicurarsi una notevole quantità di sciami di droni pronti per essere impiegati.

Insomma, questo particolare utilizzo dei droni sembra che potrà presto spalancare, nel futuro prossimo, degli orizzonti davvero interessanti per quanto riguarda l’impiego dei velivoli a pilotaggio remoto in ambito militare.