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Bell, azienda statunitense nota per la produzione di elicotteri, ha presentato una novità molto suggestiva in occasione del CES di Las Vegas, la quale sancisce un netto cambio di direzione rispetto al suo approccio tradizionale.

Il nuovo progetto curato da Bell è infatti del tutto differente rispetto a quanto prodotto fino ad oggi: l’azienda sta infatti perfezionando la realizzazione di una sorta di taxi aereo.

Durante il CES, Bell ha presentato un modello in scala reale, sebbene ancora non funzionante, di questa sua avveniristica realizzazione.

Nexus, questo il nome del nuovo “taxi dei cieli”, è in grado di ospitare fino a 5 persone e presenta tante caratteristiche a dir poco accattivanti, a cominciare dalla sua capacità di decollare ed atterrare in verticale grazie a un particolare propulsore ibrido-elettrico.

Nexus vanta inoltre 6 motori elettrici e altrettante ventole inclinabili, inoltre può alimentarsi da batterie e da una turbina a gas, e ciò lo renderebbe ancor più potente e durevole; la sua velocità massima dovrebbe attestarsi attorno ai 240 Km/h.

Ma a quale target dovrebbe rivolgersi questo velivolo a dir poco “sui generis”?

Mentre gli elicotteri, come noto, si rivolgono ad una nicchia decisamente limitata, questo taxi potrebbe rispondere al meglio anche alle esigenze di persone che non hanno grandi capitali a disposizione.

Non è assolutamente un caso, d’altronde, il fatto che tra i finanziatori di questo nuovo progetto vi sia anche Uber, vera e propria icona per quel che riguarda il trasporto automobilistico privato a livello internazionale.

Altre importanti realtà stanno contribuendo a questa causa, come ad esempio Safran, la quale si sta occupando dei propulsori, e Thales, a cui spetta il delicato compito di provvedere ai computer di bordo, e anche per queste ragioni è verosimile immaginare che questo taxi così speciale riuscirà a divenire presto una realtà.

Al momento non è semplice sbilanciarsi su quali scenari potrà spalancare il perfezionamento di questa novità tecnologica, è tuttavia evidente che, nell’immaginario collettivo, si configura già l’idea di una mobilità non più esclusivamente “terrena”, ma anche aerea.

Leonardo, azienda italiana specializzata in produzioni aeronautiche, ha fatto esordire il suo elicottero TH-119 e il suo velivolo M-345, ottenendo un riscontro molto positivo.

Il velivolo, il cui nome completo è M-345 High Efficiency Trainer, è stato fatto decollare in Italia, esattamente presso l’aeroporto di Venegono Superiore, in provincia di Varese; protagonisti di questi importanti test di volo sono stati i piloti Quirino Bucci e Lucio Valerio Cioffi.

Quirino Bucci, Project Test Pilot Trainers di Leonardo, ha sottolineato il fatto che il velivolo ha soddisfatto pienamente le aspettative, offrendo delle performance molto valide.

Bucci si è soffermato in particolar modo sulle caratteristiche del motore, notevole soprattutto per via della sua grande reattività.

Lucio Valerio Cioffi, Capo della Divisione Velivoli Leonardo, si è detto molto soddisfatto del lavoro compiuto e ha inoltre sottolineato che molte forze armate del mondo hanno già manifestato interesse verso questo nuovo modello, segno evidente del fatto che lo reputano assai interessante.

Per quel che riguarda il suo nuovo velivolo Leonardo ha già un importante cliente, ovvero l’Aeronautica Militare Italiana, la quale ha scelto l’ M-345 come sostituto degli MB-339, i quali sono stati impiegati anche dalla Pattuglia Acrobatica Nazionale.

Questo corpo militare italiano ha effettuato un ordine per i M-345, i quali verranno consegnati da Leonardo dall’inizio dell’anno 2020.

Quanto all’elicottero TH-119, il suo volo d’esordio è avvenuto il 20 dicembre 2018 presso lo stabilimento Leonardo di Philadelphia.

Andrew Gappy, responsabile vendite governative USA della divisione Elicotteri di Leonardo, ha messo in evidenza il fatto che questa nuova proposta dell’azienda italiana è assolutamente valida sul piano tecnico e tecnologico e risulta molto allettante anche a livello economico, nonché per la rapidità dei tempi di consegna.

Tutto lascia dunque immaginare che questa nuova proposta targata Leonardo entrerà molto presto nelle forze militari statunitensi, in particolare nella U.S. Navy.

Il Ministero della Difesa spagnolo ha aderito al programma franco-tedesco Next Generation Weapon System, finalizzato alla progettazione di un caccia di “sesta generazione”.

L’obiettivo è dunque quello di dotare gli eserciti di aerei con caratteristiche tecniche e tecnologiche di altissimo pregio, e molti esperti del settore sono del parere che tali innovazioni siano fondamentali in quanto diversi paesi europei, quali appunto la Spagna, avrebbero delle flotte piuttosto obsolete.

Attualmente sono in corso due importanti progetti finalizzati a rendere realtà i caccia di sesta generazione: Next Generation Weapon System, cui sta appunto prendendo parte la Spagna con una quota di 25 milioni di euro, e il progetto britannico Tempest.

Proprio relativamente a quest’ultimo, il Ministero ha comunicato che vi avrebbero già aderito sia l’Italia che i Paesi Bassi; il fatto che tale dichiarazione sia stata compiuta dal Ministero spagnolo è sicuramente un qualcosa di autorevole, ma l’Italia non ha fornito alcuna conferma a tale riguardo.

Il Ministero della Difesa spagnolo, peraltro, è convinto che questi due progetti finiranno presto per fondersi, richiedendo degli investimenti economici davvero molto cospicui.

La Gran Bretagna ha svelato lo scorso 16 luglio alcune indiscrezioni sul suo progetto Tempest: il team starebbe collaborando attivamente con il Ministero della Difesa inglese affinché il velivolo possa essere disponibile entro il 2035.

Non resta dunque che attendere, sia per eventuali conferme da parte del Ministero della Difesa italiano circa la partecipazione al progetto Tempest, sia per conoscere ulteriori dettagli.

Il vice presidente Marketing di Boeing, Randy Tinseth, ha espresso il proprio parere circa la Brexit, ovvero l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea.

Secondo Tinseth la Brexit avrà delle conseguenze negative sullo sviluppo economico britannico, nonché su quello dell’intera Unione, ma non al punto da minacciare la domanda di nuovi aerei.

L’impatto economico è dunque inevitabile, ma questo leader mondiale dell’industria aeronautica non teme che tali risvolti possano intaccare il suo business.

Boeing sta peraltro valutando la possibilità di ampliare le proprie sedi produttive in Regno Unito, le quali andrebbero così ad affiancarsi al già attivo stabilimento di Sheffield, in Inghilterra, il quale è stato la primo stabilimento europeo della società.

Il mercato dei servizi britannico, peraltro, è considerato molto redditizio in quanto persegue una politica di esternalizzazione per quel che riguarda la manutenzione dei velivoli.

Sebbene Boeing non sembri affatto preoccupata per quanto comporterà la Brexit, sta comunque prendendo tutte le contromisure necessarie per essere certa che le proprie attività produttive possano proseguire in modo regolare anche laddove dovessero verificarsi dei ritardi doganali.

Anche il principale concorrente di Boeing, ovvero Airbus, starebbe lavorando scrupolosamente in tale ottica.

Negli ultimi anni il mondo del trasporto aereo in Italia ha vissuto dei cambiamenti davvero radicali, e proprio su tale aspetto si è avuto modo di fare il punto in occasione di un convegno tenutosi a Milano.

“Il trasporto aereo in Italia – Le prospettive di mercato e le nuove sfide”, questo il nome dell’appuntamento milanese, è stato organizzato da Boeing, uno dei più importanti colossi mondiali dell’industria aeronautica, e da SEA, società che si occupa della gestione degli aeroporti milanesi di Malpensa e Linate.

Anzitutto, durante l’evento si è sottolineato il fatto che l’ASK, Available Seat Kilometers, ovvero il dato che misura la capacità di trasporto di un vettore aereo, è aumentato ben del 57% negli ultimi 10 anni, una percentuale che testimonia in modo inequivocabile la notevole crescita che ha riguardato il trasporto aereo in Italia.

Non tutte le compagnie, tuttavia, possono vantare la stessa floridità: il trend risulta in crescita per le compagnie low cost, con un particolare riguardo per Ryanair e easyJet, le quali dal 2008 al 2018 hanno visto crescere il loro ASK rispettivamente del 162% e del 214%.

La ormai ex compagnia di bandiera Alitalia, la quale in questo lasso temporale ha anche acquisito Air One, ha vissuto un calo del -18%, bilancio negativo anche per Delta Air Lines, che ha perduto il -6%.

Randy Tinseth, vicepresidente Boeing, è del parere che a livello globale crescerà sempre più l’importanza delle compagnie del Golfo, su tutte Qatar Airways ed Emirates, allo stesso tempo anche le compagnie low cost confermeranno la loro importante presenza sul mercato.

Antonio De Palmas, presidente di Boeing Italia e Managing Director per il Sud Europa, ha evidenziato il fatto che quella europea continua ad essere un’area molto attiva per questo settore, e si prevede che le relative compagnie ordineranno 8.500 nuovi aerei nell’arco dei prossimi 20 anni.

La crescita dell’Italia, prosegue De Palmas, è importante e risulta essere in linea con quella dei mercati più dinamici.

Diventare pilota d’aereo può essere davvero un ottimo investimento sul proprio futuro: questa professione è sempre stata considerata molto avvincente e suggestiva, ma al di là di questo essa rappresenta, oggi, una delle più richieste in assoluto.

Boeing, ovvero uno dei colossi mondiali dell’industria aeronautica, ha stimato che entro l’anno 2038 serviranno ben 790.000 piloti, una cifra davvero altisonante.

Queste statistiche sono state elaborate nell’ambito dello studio Pilot & Technician Outlook 2018: la domanda di piloti è dunque in forte crescita, soprattutto per quel che riguarda i voli commerciali, è invece in leggero calo la quantità di tecnici addetti alla manutenzione, probabilmente per via dei lunghi intervalli manutentivi che contraddistinguono i velivoli più moderni.

Cresce anche la domanda relativa agli equipaggi commerciali, proprio come quella riguardante gli assistenti di volo, soprattutto per quanto concerne l’aviazione business.

Le aree del mondo in cui la domanda di piloti sarà più in crescita negli anni a venire sono, secondo questo studio, la zona Asia-Pacifico e il Nord America, seguite dall’Europa, da Medio Oriente, Africa e CSI.

Alla luce di tali dati Keith Cooper, vice presidente di Training & Professional Service di Boeing Global Services, ha sottolineato l’importanza della formazione affinché il mercato del lavoro riesca a rispondere efficacemente alla crescente domanda di tali figure.

A tal riguardo è dunque utile ricordare come si può diventare pilota d’aereo: in Italia l’unico percorso valido è un corso dal taglio teorico-pratico presso un’accademia di volo regolarmente certificata da ENAC, Ente nazionale per l’aviazione civile.

Al termine di questo percorso formativo l’allievo è in grado di pilotare un velivolo e può quindi proporsi alle compagnie che domandano tale figura la quale, è evidente, ha un’enorme responsabilità e deve dunque contraddistinguersi per un livello di professionalità eccellente.

Ha compiuto il suo esordio “tra le nuvole” l’Airbus A330-800, il quale ha effettuato un volo di poco più di 4 ore atterrando presso l’aeroporto francese di Tolosa-Blagnac.

Hanno preso parte a questo primo volo i piloti collaudatori Francois Barre e Malcolm Ridley e gli ingegneri Ludovic Girard, Catherine Schneider e Jose Corugedo Bermejo.

Guillaume Faury, Presidente di Airbus Commercial Aircraft, ha messo in evidenza le caratteristiche di questa nuova proposta targata Airbus, sottolineando la sua versatilità e la sua capacità di rivelarsi ideale sia per le percorrenze brevi che per quelle più lunghe.

Al momento Airbus A330-800 è in fase di sviluppo, e si prevedono 300 ore di test in volo complessive le quali porteranno il velivolo all’ottenimento della certificazione.

Proprio in tempi recenti, peraltro, Airbus ha portato a termine lo sviluppo di un modello analogo ma dalla maggiore capacità, ovvero A330-900.

Il binomio costituito da Airbus A330-900 e da A330-900 compone la cosiddetta famiglia A330neo: ambedue i veicoli sono muniti di motori targati Rolls-Royce, esattamente i modelli Trent 7000, e un loro grande punto di forza corrisponde senz’altro all’ottimo comfort della cabina “Airspace by Airbus”.

Si parla sempre più spesso di aerei elettrici e di quanto di positivo potrebbero garantire, soprattutto dal punto di vista dell’ecosostenibilità, e tante realtà si stanno impegnando attivamente per fare in modo che questo progresso si possa compiere in modo concreto.

Viaggiare in aereo è divenuto un qualcosa di sempre più consueto negli ultimi tempi, e tutto lascia immaginare che in futuro si farà ricorso a questo mezzo di trasporto in modo sempre più frequente.

Questo non può che essere positivo, ma implica un problema ambientale: le emissioni di gas serra causate dai voli aerei sono tutt’altro che trascurabili, e si stima che ammontino, in Europa, al 3% del totale.

Per intuire a che punto un aereo riesca a rivelarsi inquinante, è possibile specificare che un volo da Londra a New York comporta delle emissioni inquinanti analoghe a quelle che rilascerebbe un’abitazione, per via del suo riscaldamento, nell’arco di un intero anno.

Non vi è davvero dubbio, dunque, sul fatto che la nascita degli aerei elettrici possa essere un qualcosa di molto importante, che possa essere l’innovazione ideale per conciliare nel miglior modo possibile la sempre più consistente domanda di voli aerei con la necessità di rispettare l’ambiente.

Questo progetto sembra assolutamente realizzabile, e ci sono ottime possibilità che possa concretizzarsi in tempi relativamente brevi, magari dopo essere stato sviluppato e perfezionato tramite dei voli alimentati in modo ibrido.

Ad oggi le criticità tecniche su cui è necessario lavorare sono diverse, a cominciare dall’esigenza di ridurre il peso e l’ingombro delle batterie dei velivoli, soprattutto al fine di rendere maggiormente efficienti le operazioni di decollo.

A tale riguardo, un progetto molto interessante è quello su cui stanno lavorando Yet-Ming Chiang del MIT e Venkat Viswanathan della Carnegie Mellon University, il cui obiettivo è quello di proporre una batteria che riesca a fornire l’energia necessaria per movimentare un aereo dedicato a 12 passeggeri.

Non resta che attendere, dunque, per scoprire se gli sforzi compiuti a livello internazionale consentiranno di rendere il volo elettrico una realtà a disposizione di chiunque.

Quali responsabilità legali deriverebbero dall’impatto tra un aereo ed un drone?

Negli scorsi giorni si è parlato molto spesso di uno specifico studio condotto dall’Università di Dayton e relativo appunto alle conseguenze di un impatto tra un aeromobile e un drone.

DJI, uno dei più importanti colossi per quel che riguarda la produzione di droni, ha avuto pesanti critiche nei confronti di questa ricerca, tuttavia la questione non può che essere interessante: di chi sarebbe la responsabilità di un episodio del genere?

In Italia, così come in molte altre parti del mondo, la giurisprudenza è piuttosto lacunosa a tal riguardo, trattandosi di fattispecie estremamente moderne e che, per fortuna, ad oggi si sono verificate in modo piuttosto raro.

Come si può ben immaginare l’eventualità che possa verificarsi un “drone strike” è limitata ai momenti in cui l’aereo decolla o atterra: è solo in simili frangenti, infatti, che l’altezza di volo degli aerei può coincidere con quella dei droni.

Nei vari casi di drone strike verificatisi in Italia e nel resto del mondo, gli iter giuridici hanno portato ha conclusioni molto diverse, segno evidente del fatto che mancano ancora delle normative organiche a cui far riferimento.

In un episodio verificatosi a Genova, ad esempio, erano state condannate in primo grado sia ENAV che l’Aeroporto di Genova affinché risarcissero la compagnia aerea incappata nell’incidente, dopodiché l’evento è stato archiviato come “caso fortuito”.

Per quel che concerne casi simili, dunque, è verosimile aspettarsi delle novità sul piano legale che disciplinino in modo più chiaro le responsabilità giuridiche correlate a questo tipo di incidenti.

La compagnia Delta Air Lines ha effettuato un ordine di 10 nuovi Airbus A330-900, i quali vanno a sommarsi ai 25 aeromobili che erano già stati richiesti al produttore.

È dunque evidente che questa compagnia aerea sta eseguendo degli investimenti molto consistenti, e che fa molto affidamento sulle proposte targate Airbus.

Ad oggi, Delta Air Line dispone di 11 modelli A350-900 e prevede di aggiungerne ulteriori 4 tra il 2019 e il 2020.

Per quanto riguarda gli A330, invece, la compagnia può attualmente vantarne 42, e i nuovi modelli che entreranno a breve nella flotta si contraddistingueranno per degli eccellenti livelli di comfort, nonché per altre caratteristiche tecniche di primo livello.

Tra i principali punti di forza di questi nuovi modelli targati Airbus vi è sicuramente il programma A330neo, il quale assicura notevoli miglioramenti sul piano dell’efficienza e un miglior comfort di volo, correlato principalmente alla disponibilità di maggiore spazio e a un’illuminazione ambientale di gran avanguardia.