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Una vera e propria flotta di droni sorvolerà nei prossimi giorni il Veneto per individuare tracce di sostanze perfluoroalchiliche, anche note come “Pfas”, di cui tanto si sta parlando negli ultimi tempi.

Questa particolare forma di inquinamento, che preoccupa non poco, sta interessando province quali Verona, Vicenza, Padova e Rovigo, di conseguenza il Veneto ha scelto di prendere delle adeguate contromisure per contrastare efficacemente il problema, effettuando delle precise rilevazioni.

Tali rilevazioni, appunto, saranno effettuate da una “squadra” di droni muniti di fotocamere digitali specifiche per il rilievo georeferenziato, e la loro apparecchiatura ad infrarosso multispettrale sarà in grado di analizzare con un’altissima precisione una superficie di 50 ettari.

Questa soluzione all’emergenza Pfas è stata stabilita da Avepa, Agenzia veneta per i pagamenti in agricoltura, ed Arpav, Agenzia Veneta per la prevenzione e la protezione ambientale del Veneto.

Gli assessori regionali all’Agricoltura e all’Ambiente, Giuseppe Pan e Gianpaolo Bottacin, hanno sottolineato con orgoglio questa iniziativa così innovativa che saprà certamente fornire valide risposte a questa necessità che si è venuta a creare sul territorio.

Gli assessori hanno affermato che la Regione Veneto, con tale iniziativa, si sta confermando ancora una volta un’eccellenza italiana dal punto di vista dell’efficienza.

Si è svolto a Dubai il Gran Premio dei Droni organizzato da World Organization of Racing Drones, in assoluto la prima manifestazione al mondo che ha visto dei velivoli a pilotaggio remoto sfidarsi ad alte velocità.

Nello specifico, questa insolita e suggestiva sfida ha previsto un tracciato da 591 metri e 12 giri da completare, badando bene a non accumulare troppe penalità.

In quel di Dubai si sono sfidate 32 squadre provenienti da diverse parti del mondo, ed a vincere è stato il team di un giovanissimo britannico, ovvero il quindicenne Luke Bannister, il quale ha gareggiato pilotando il suo drone comodamente da remoto.

I droni si sono affrontati superando la velocità di 100 Km/h e misurandosi con percorsi tutt’altro che agevoli, composti da bivi e perfino da un pit-stop.

L’avveniristica città di Dubai ospiterà molto presto un altro evento unico, ovvero il World Future Sports Games del 2017, un evento dedicato alle gare “futuristiche” che includerà non solo una corsa tra droni come quella che si è appena tenuta, ma addirittura delle gare di nuoto e di wrestling che vedranno protagonisti dei robot.

Negli Stati Uniti il boom dei droni è oramai un dato di fatto, nonostante questo mercato abbia preso piede da poco tempo e le regole siano ancora precarie e poco soddisfacenti.

La FAA americana, l’ente che sovrintende e governa norme e mercato statunitense del volo, in un recente incontro ha annunciato come – per la prima volta nella storia – il numero delle licenze di operatori di droni abbiamo superato quelle dei piloti di aerei civili. I numeri enunciano che a inizio febbraio 2016, in America, sono 325mila i piloti di droni contro i 320mila piloti civili.

Questo dato è molto significativo a sostegno della battaglia che è in corso per far affiorare i droni dall’anonimato con tutti i vantaggi che porterebbero all’economia e alla sicurezza, non solo negli USA ma anche in Europa.

I droni sono dotati di una tecnologica miniaturizzata molto sofisticata e a un prezzo competitivo che potrebbe rendere inutile l’uso degli aerei civili e degli elicotteri per operazioni di safety e sorveglianza privata, rilievi e sopralluoghi nelle grandi opere, misurazioni e manutenzione delle reti energetiche; agricoltura, turismo e tante altre attività.
E’ enorme il potenziale degli unmanned ma ha bisogno di essere regolamento.

La FAA ha lanciato – negli ultimi mesi del 2015 – il primo grande programma di registrazione per gli operatori di droni americani, dopo che l’ente aereonautico americano ha annunciato che nel 2016 sono stati venduti, negli States, 1,6 milioni di pezzi, con una media di 1,5 velivoli per dronista.

Il numero elevato di velivoli in circolazione potrebbe rappresentare una minaccia per la sicurezza nei cieli. A questo proposito, la NASA ha appena lanciato un concorso denominato “Sky for all” volto a raccogliere i migliori progetti per la gestione del traffico aereo del futuro, dove non non ci saranno solo jet e aerei da turismo ma milioni di Remotely Piloted Vehicle.

Aeroclub Varese sarà presente con un proprio stand presso l’attesissimo evento Dronitaly, il quale si terrà il 25 ed il 26 settembre 2015 a Milano presso il centro congressi di Ata Hotel Expo Fiera Milano.

L’appuntamento ha certamente una grande rilevanza per quanto riguarda il variegato mondo dei velivoli a pilotaggio remoto e sarà certamente una splendida occasione per presentare le più innovative soluzioni relative all’impiego professionale di droni, e un’importante realtà quale Aeroclub Varese non poteva assolutamente mancare.

Aeroclub Varese costituisce un autentico punto di riferimento per quanto riguarda le opportunità formative finalizzate all’utilizzo di droni a carattere professionale, trattandosi di una delle poche scuole che ENAC, Ente Nazionale per l’Aviazione Civile, ha scelto di pregiare sia con la certificazione formativa teorica che con quella pratica.

Aeroclub Varese, infatti, è ufficialmente un’organizzazione di Addestramento APR teorico e pratico, e sono ben poche, in Italia, le realtà che si contraddistinguono per tale riconoscimento.

Questa caratteristica, ovviamente, rappresenta una vera garanzia per chi desidera intraprendere un valido percorso formativo, ed i corsi di formazione organizzati da Aeroclub Varese consentono agli allievi di poter conseguire un patentino regolarmente riconosciuto da ENAC, un aspetto fondamentale, questo, per chi intende utilizzare i droni con scopi professionali.

L’evento che sarà prossimamente ospitato da Ata Hotel Expo Fiera, dunque, sarà per Aeroclub Varese un’opportunità interessante per presentare le proprie proposte formative a chiunque sia interessato ad acquisire ogni tipo di competenza teorica e pratica finalizzata all’uso dei droni, conoscenze che possono rivelarsi sempre più importanti anche a livello professionale.

Ryanair, la popolare compagnia low cost irlandese, nel 2014 è riuscita a superare Alitalia per numero di viaggiatori.

Il dato è davvero importante, ed evidenzia in modo inequivocabile come questa compagnia, oramai famosissima in tutta Europa, sia riuscita a ritagliarsi delle “fette” di mercato davvero importanti per quanto riguarda i clienti italiani.

Nel corso del 2014, la compagnia Ryanair ha trasportato complessivamente 26 milioni di viaggiatori in Italia, contro i 23,4 della compagnia italiana, ed è soprattutto in agosto che i clienti tricolore hanno scelto di affidarsi a Ryanair per i loro spostamenti aerei: in questo mese, infatti, i viaggiatori italiani sono stati ben 10,4.

Come non citare, allo stesso tempo, le ottime statistiche di cui Ryanair ha potuto pregiarsi a livello internazionale: la società irlandese, infatti, è stata la compagnia ad aver trasportato più passeggeri internazionali nel 2014, con ben 86,3 milioni di viaggiatori complessivi, seguita da EasyJet, che ha contato 56,3 milioni, e da Lufthansa, con 48,2 milioni.

Dietro a questo importante “soprasso” targato Ryanair si cela una curiosità: nel 2012, infatti, la compagnia irlandese comunicò ufficialmente di aver sorpassato Alitalia, sebbene i dati non facessero emergere ciò.

Lo staff di Ryanair, accortosi della gaffe, rimediò subito, spiegando di aver “sbagliato anno”, ma con l’occasione lanciò il guanto della sfida alla compagnia italiana, dicendo “la sorpasseremo”.

A breve distanza da quella dichiarazione, i fatti hanno assolutamente dato ragione alla celebre compagnia low cost, la quale opera sul mercato italiano oramai da 17 anni: il primo decollo targato Ryanair dedicato al nostro paese fu quello da Londra a Venezia Treviso.

L’unica magra consolazione per Alitalia è rappresentata, statisticamente parlando, da una supremazia netta dal punto di vista “Social”: la compagnia italiana conta oltre 1.200.000 like sulla propria pagina ufficiale Facebook, mentre Ryanair poco più di 300.000.

 

Gli Stati Uniti potrebbero presto impiegare degli “sciami” di droni per scopi militari, esattamente per effettuare delle operazioni di sorveglianza, di intelligence, o anche per delle azioni di attacco.

Questa notizia è stata resa ufficiale negli scorsi giorni: DARPA, l’agenzia governativa del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti che si occupa di tecnologia militare, ha annunciato che l’impiego di particolari sciami di droni potrebbe rivelarsi ideale in molteplici diversi contesti, e potrebbe quindi sostituire in modo molto vantaggioso i cosiddetti super-droni, dispositivi a cui l’esercito statunitense sta già lavorando i quali, tuttavia, hanno un costo molto elevato.

Questi innovativi droni da utilizzare “in massa” non sono ancora stati realizzati, tantomeno progettati, tuttavia DARPA ha indetto un bando affinchè tale idea possa concretizzarsi, dunque affinchè dei potenziali proponenti possano presentare i loro progetti.

Al momento, dunque, non è dato sapere nulla di nuovo circa tale indiscrezione, ma pare ormai certo che tra pochi mesi tale tecnologia potrebbe divenire una realtà, se DARPA avrà modo di interfacciarsi con dei produttori convincenti.

Sebbene, come detto, questi droni non siano stati ancora prodotti, sono già stati battezzati “Gremlins”, ovvero con il medesimo nome dei piccoli spiriti, ovviamente frutto di fantasia, che durante la Seconda Guerra Mondiale si credeva causassero numerosi guasti tecnici a bordo della Royal Air Force.

Aldilà del vantaggio tecnico legato all’impiego di uno “sciame di droni” piuttosto che di un super-drone, è davvero evidente come tali dispositivi consentano di effettuare variegate azioni militari a fronte di un costo ben inferiore.

Basti pensare, infatti, che per realizzare il super-drone MQ-9 Reaper sono necessari ben 13 milioni di dollari, una cifra con la quale l’esercito statunitense potrebbe assicurarsi una notevole quantità di sciami di droni pronti per essere impiegati.

Insomma, questo particolare utilizzo dei droni sembra che potrà presto spalancare, nel futuro prossimo, degli orizzonti davvero interessanti per quanto riguarda l’impiego dei velivoli a pilotaggio remoto in ambito militare.

ENAC, Ente Nazionale per l’Aviazione Civile, ha rilasciato una nuova versione del regolamento inerente all’utilizzo dei droni, una notizia certamente molto importante, questa, sia per i piloti professionisti che per i semplici appassionati.

Sono diversi, gli aspetti interessanti che contraddistinguono la nuova normativa targata ENAC, la quale implica delle differenze ancor più nette tra piloti professionisti e semplici amatori.

Una grande novità, riguardante in modo esclusivo i piloti professionisti regolarmente autorizzati dall’ente, è rappresentata dalla possibilità di far volare i droni anche su spazi urbani, a condizione che non vi siano rilevanti raggruppamenti di persone; nello specifico, la nuova norma afferma che il volo dei droni non è consentito su aree in cui vi siano “concentrazioni inusuali di persone”, come ad esempio una manifestazione di piazza.

Per i piloti professionisti, il volo dei droni non può superare i 150 metri di altezza rispetto a suolo, ed il pilota dovrà rimanere ad una distanza di 500 metri dal proprio mezzo; ben più restrittive, invece, e norme relative ai piloti amatori, i quali potranno far volare il loro drone ad un’altezza massima di 70 metri, restando ad una distanza dal mezzo pari a massimo 200 metri.

A differenza dei piloti professionisti, inoltre, gli amatori non possono in alcun caso far volare i loro mezzi su zone in cui vi sono degli edifici, per ovvie ragioni di sicurezza.

Per quanto riguarda i piloti professionisti, inoltre, ENAC ha previsto la possibilità di utilizzare i droni per trasportare delle merci, a condizione che non si tratti di merci pericolose.

Questo aspetto potrebbe rivelarsi molto interessante, in un futuro prossimo, per quanto riguarda la possibilità di effettuare delle consegne utilizzando tale mezzo, una possibilità su cui molte nazioni stanno già lavorando.

Il nuovo regolamento di ENAC, inoltre, prevede che i piloti di droni debbano sottoporsi al medesimo controllo medico previsto per chi desidera conseguire a licenza di pilota Lapl: questo check up prevede, nello specifico, esame delle urine, esame delle capacità visive ed uditive, analisi della pressione arteriosa, e riguarda tutti i velivoli dal peso inferiore ai 25 Kg.

Per quanto riguarda le violazioni della privacy, invece, non sembrano esserci novità, e sono confermate le sanzioni pecuniarie legate a tale reato (dai 6.000 ai 36.000 euro), nonchè quelle penali in caso di trattamento illecito dei dati (3 anni di reclusione).

Sul sito ufficiale di ENAC è possibile consultare il testo integrale relativo al nuovo regolamento.

 

Il drone è ormai impiegato nei modi più diversi, e la novità di questa estate è rappresentata, senza dubbio, dall’utilizzo dei velivoli a pilotaggio remoto nell’ambito degli allenamenti di calcio.

Le squadre, in questo periodo, sono in ritiro per preparare la prossima stagione calcistica, e i droni sono divenuti un elemento tecnologico fondamentale per monitorare ed organizzare gli aspetti tattici della squadra.

La prima “comparsa” del drone negli allenamenti di calcio delle squadre di serie A risale a pochi giorni fa, quando l’allenatore del Napoli, Maurizio Sarri, ha voluto impiegare questo dispositivo tecnologico per visionare i movimenti dei suoi giocatori, soprattutto della difesa.

Questo strumento, in effetti, consente di avere una visione davvero perfetta di tutti i movimenti dei calciatori, di conseguenza le immagini registrate dal velivolo vengono successivamente analizzate al fine di perfezionare la tattica.

L’idea della squadra del Napoli ha subito suscitato grande interesse e curiosità anche tra gli “addetti ai lavori“, di conseguenza dopo pochi giorni anche l’Inter, squadra allenata da Roberto Mancini, ha introdotto l’uso del drone per monitorare i movimenti dei giocatori nel corso degli allenamenti.

C’è assolutamente da aspettarsi, quindi, che diverse altre squadre si accoderanno a questa tendenza, non lasciandosi così sfuggire l’opportunità di perfezionare la tattica ed i movimenti dei calciatori in questa modalità così agevole e pratica.

La figura del pilota di droni, dunque, inizia a divenire professionalmente interessante anche per le squadre di calcio, segno evidente di come questi dispositivi riescano a garantire dei risultati di ottima qualità nei contesti più disparati.

La cosiddetta fibra di carbonio è un materiale che sta trovando impieghi sempre più vasti nel campo dell’aviazione, e nell’ampio panorama delle fibre di vetro questo particolare variante si rivela davvero pregevole per resistenza e qualità.

È recente la notizia per cui interi aerei di ultima generazione siano stati realizzati in fibra di carbonio, ed è verosimile immaginare che tale materiale troverà impieghi sempre più vasti in tal senso.

A questa notizia, peraltro, si associa un’altra innovazione molto interessante, ovvero il fatto che si è perfezionata un’innovativa tecnica tramite cui questo materiale sarebbe in grado, sostanzialmente, di rigenerarsi in modo del tutto autonomo.

Gli scienziati dell’Università di Bristol, in Regno Unito, hanno ideato tale innovazione dopo lunghi anni di studi, riuscendo a realizzare appunto una variante della fibra di carbonio in grado di rigenerarsi in modo autonomo ed immediato, senza che si debba intervenire con delle riparazioni.

Qualora il materiale dovesse subire un danno, infatti, si ricompatta in modo immediato grazie alla presenza di particolari microsfere, le quali, rompendosi, rilasciano nel medesimo materiale un apposito liquido che riempie nelle fessure provocate dalla rottura, rendendo così il danno pressochè impercettibile.

Sebbene questa novità sia appena ai suoi albori, è verosimile immaginare che molto presto potrà essere impiegata per la realizzazione di aerei moderni ed efficienti; è proprio questa, infatti, la finalità principale che ha motivato questi studiosi al perfezionamento di questa nuova prerogativa.

Allo stesso modo, peraltro, questo innovativo materiale in grado di autorigenerarsi potrebbe essere impiegato anche per realizzare gli schermi degli smartphone, i quali sono spesso soggetti a rotture.

Non è la prima volta che si sente parlare di consegne effettuate tramite drone: alcuni colossi del commercio elettronico, infatti, hanno già discusso di questa possibilità, senza tuttavia essere ancora riusciti a renderla reale.

La notizia recente è che anche al confine con l’Italia, esattamente in Svizzera, si stanno testando delle consegne tramite questa modalità.

Sono esattamente le poste svizzere ad aver intrapreso questa suggestiva strada, grazie a cui potrebbe dunque esser possibile recapitare dei pacchi utilizzando dei piccoli velivoli a pilotaggio remoto; una soluzione, questa, che potrebbe rivelarsi molto utile soprattutto per le zone più difficili da raggiungere, località che, in un territorio montuoso come la Svizzera, non mancano affatto.

La notizia di questi nuovi test è ufficiale, anzi le stesse poste svizzere hanno pubblicato online un video in cui si può notare un piccolo drone di colore bianco intento a volare nei cieli per la consegna di piccoli pacchi.

Nello specifico, il nuovo drone che potrebbe presto essere in dotazione alle poste elvetiche è in grado di trasportare dei piccoli pacchi fino ad un chilo di peso, e con un’unica ricarica si potrebbe percorrere una distanza pari a 10 Km.

L’idea è accattivante, dunque, ma ovviamente sarà necessario molto tempo affinchè una soluzione simile possa divenire diffusa sul territorio svizzero.

Nel frattempo, tuttavia, non è affatto escluso che la modalità di consegna tramite droni possa essere adottata in via eccezionale per recapitare pacchi di piccole dimensioni in casi di emergenza, o comunque per delle zone particolarmente complesse da esser raggiunte.