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Che i voli siano in ritardo, si sa, è un qualcosa di tutt’altro che improbabile: accade piuttosto frequentemente che l’arrivo di un volo, o anche la sua partenza, venga posticipata, e come avranno sperimentato loro malgrado alcuni viaggiatori ci sono delle compagnie che non sono nuove nell’eliminare completamente alcuni collegamenti.

Ma quali sono le cause più strane per le quali si sono registrati dei ritardi aerei?

L’elenco è davvero vasto, e gli episodi buffi non mancano affatto.

In un volo British Airways in partenza da Heathrow verso San Francisco la presenza di un topo a bordo fu sufficiente per determinare la sua cancellazione, e il roditore costò alla compagnia dei risarcimenti complessivi pari a ben 178.800 euro; un caso molto simile si verificò in un volo Madrid-Doha, in cui però si rimediò “solo” con un ritardo di 6 ore.

Gli animali sono stati protagonisti in tante altre occasioni: in un volo in partenza da Portland verso Los Cabos un ragazzo fu punto da uno scorpione e l’episodio comportò quasi un’ora di ritardo, decisamente più simpatico è ciò che avvenne all’aeroporto madrileno di Barajas, dove un cucciolo di maiale selvatico fu ritrovato a “passeggiare” lungo la pista di atterraggio, causando così il ritardo di diversi voli in arrivo.

Un episodio pressoché analogo si verificò presso lo Houston’s Bush Airport, quando sulla pista di atterraggio girovagarono due lontre scappate da un container.

In diverse occasioni la compagnia Quantas si è imbattuta nella presenza di serpenti a bordo dei propri velivoli, i quali hanno ovviamente comportato non pochi problemi circa la loro puntualità.

Gli imprevisti che possono determinare il ritardo di un volo sono davvero tantissimi, dunque, ma vi sono delle compagnie che hanno saputo sempre rivelarsi efficienti nell’evitare inconvenienti come questi.

Secondo i dati di AirHelp, società specializzata proprio in rimborsi legati a ritardi aerei, la compagnia più virtuosa al mondo sarebbe Qatar Airways, seguita dall’italiana Air Dolomiti, dall’austriaca Austrian Airlines, da Singapore Airlines e dall’olandese KLM-Royal Dutch Airlines.

Il giovanissimo Daniel Kristiansen, appena quattordicenne, nel mentre si divertiva assieme al padre a setacciare un campo di famiglia utilizzando un metal detector si è imbattuto in una scoperta davvero sensazionale: un aereo tedesco risalente alla Seconda Guerra Mondiale.

La straordinaria scoperta si è verificata a Birkelse, in Danimarca, e il velivolo in questione è un Messerschmitt, aereo da caccia che l’esercito tedesco impiegò durante il conflitto mondiale.

A rendere ancor più sensazionale questa scoperta vi è il fatto che, tra tante lamiere metalliche, sono stati recuperati anche i resti ossei del pilota.

Grande entusiasmo è stato espresso dal ragazzino danese, il quale ha descritto questa scoperta così inattesa come “aprire un libro del passato”.

Un aereo tedesco, esattamente un vecchio Boeing 737 della compagnia Lufthansa, potrebbe far rientro in Germania ed essere esposto come cimelio storico, ma al momento il principale ostacolo legato a quest’operazione è rappresentato dal suo costo.

Questo velivolo fu protagonista, nel lontano 1977, del dirottamento verso Mogadiscio da parte di alcuni terroristi i quali desideravano ottenere la liberazione dei terroristi della Baader-Meinhof, detenuti a Stoccarda.

La Germania non cedette al ricatto, e le teste di cuoio riuscirono ad assaltare il Boeing traendo in salvo tutti i viaggiatori e uccidendo i terroristi, un episodio che la nazione tedesca ha sempre ricordato con grande orgoglio e che costituisce senza dubbio un importante pezzo di storia nazionale.

Al di là dei racconti storici e delle varie sfumature storico-politiche legate a tale episodio, è innegabile come questo aereo possa costituire davvero un’icona per il popolo tedesco, da qui l’idea di poterlo riportare in Germania.

Dopo esser rimasto nella flotta Lufthansa per lunghi anni ancora, il Boeing in questione è stato venduto a molte diverse compagnie appartenenti a diverse nazioni, fino a che il mezzo, logoro, non è divenuto ormai inadatto al volo.

Attualmente il Boeing 737 si trova in Brasile, a Fortaleza, e lo storico Martin Rapps ha avuto l’idea di riportarlo in Germania per esporlo in qualità di monumento nazionale.

Come accennato in precedenza, tuttavia, un grosso freno a tale operazione è rappresentato dal suo costo: l’aereo dovrebbe infatti essere smontato e trasportato, richiedendo così un impegno economico che spazia dai 350.000 ai 600.000 euro.

L’Historisches Museum di Berlino ha a lungo valutato questa possibilità, ma alla fine ha optato per un rifiuto, adducendo una mancanza di spazio.

Una nuova idea, tuttavia, è già pronta: quest’aereo potrebbe essere esposto in un prato nei pressi della vecchia Cancelleria.

Parsifal è un avveniristico progetto curato dall’Università di Pisa e finalizzato alla realizzazione di PrandtPlane (PrP), un velivolo dalle caratteristiche innovative che potrebbe segnare l’inizio di una nuova era per quel che riguarda la costruzione di velivoli.

L’Unione Europea ha finanziato il progetto Parsifal con ben 3 milioni di euro, segno evidente del fatto che l’idea è assai valida ed è considerata molto importante, quantomeno a livello potenziale.

L’aereo PdP ha come caratteristica principale quella di essere molto più capiente rispetto agli aerei tradizionali, allo stesso tempo la sua apertura alare risulta ridotta.

Un’innovazione di questo tipo potrebbe rivelarsi davvero preziosissima: in un futuro tutt’altro che lontano, infatti, i passeggeri degli aerei raddoppieranno, allo stesso tempo però è difficile immaginare che i vari aeroporti del mondo possano ampliarsi e stravolgersi in maniera importante sul piano strutturale.

La strada da perseguire è dunque quella di rendere i velivoli più capienti, per questa ragione questo progetto a cura dell’Università di Pisa ha subito attirato l’attenzione di tantissimi esperti.

Non resta che attendere, dunque, per scoprire se questo progetto diverrà realtà e se i ricercatori impegnati in questo team riusciranno a dimostrare la totale affidabilità di questi velivoli innovativi.

Va peraltro sottolineato che il progetto Parsifal ha vinto anche il Biho, bando emanato dal medesimo ateneo finalizzato a incrementare il numero si progetti finanziati a livello comunitario.

L’8 marzo 2017, ovvero nella giornata in cui si celebra la Festa della Donna, easyJet è stata protagonista di un’iniziativa singolare, ovvero ha organizzato un volo in cui tutto l’equipaggio era composto da donne.

Nello specifico, questo speciale volo easyJet è stato eseguito con un Airbus A320, è decollato dall’aeroporto londinese di Gatwick ed è atterrato in quel di Madrid.

A pilotare questo velivolo easyJet c’è stata Kate McWilliams, comandante appena ventisettenne la quale è la più giovane comandante commerciale femminile al mondo, mentre Sue Barrett è stata la co-pilota.

Come dimenticare inoltre le tre assistenti di volo, tutte rigorosamente donne, la responsabile di cabina e il personale tutto, senza trascurare che anche gran parte del personale di terra era femminile.

Questo volo Londra-Madrid è stato davvero speciale, dunque, e prima del volo la comandante McWilliam ha “presentato” l’iniziativa ai passeggeri, sottolineando come l’8 marzo sia una data dal grande significato storico e che per questo motivo la compagnia ha voluto organizzare una tratta rigorosamente “in rosa”.

Con l’occasione, peraltro, la comandante McWilliam ha menzionato alcuni dati relativi alla presenza delle donne nel mondo aeronautico, e ha sottolineato come la presenza di personale femminile sia sempre più massiccia, anche all’interno della compagnia per la quale lavora.

easyJet, infatti, nel 2015 ha avviato un’iniziativa interna mirata a raddoppiare il personale femminile, il quale nell’anno in questione ammontava ad appena il 6%.

Capita piuttosto frequentemente che chi viaggia in aereo non trovi particolarmente gradevole la ristorazione, ed è consueto soprattutto che il cibo gustato ad alta quota si riveli piuttosto insipido.

Le compagnie aeree, per rispondere alle numerose perplessità poste all’attenzione dai viaggiatori, hanno spesso investito somme consistenti per migliorare le loro proposte ristorative, eppure ciò non è bastato.

Charles Spencer, docente di psicologia sperimentale presso l’università britannica Oxford University, ha condotto uno studio finalizzato proprio a rispondere a questo quesito, trovando delle risposte molto precise.

Secondo questa ricerca il “colpevole” di tutto questo sarebbe il rumore prodotto dai motori dell’aeromobile, un rumore lieve, che spazia dagli 80 agli 85 decibel, il quale tuttavia è costante e discretamente fastidioso.

Questo rumore, secondo la Spencer, ridurrebbe la sensibilità al dolce e al salato circa del 30%, e sarebbe proprio questa dunque la ragione principale per la quale il cibo consumato in volo risulterebbe poco gradevole.

Vi sarebbero anche degli altri fattori, tuttavia, a contribuire alla riduzione della normale percezione del sapore nel mentre si è in volo, ovvero la bassa pressione e la scarsa umidità che contraddistinguono la cabina.

Parallelamente a questo è stato scoperto anche che alcuni particolari sapori vengono percepiti più di altri nel mentre si è in volo, e il gusto maggiormente assaporato dai viaggiatori è senza dubbio l’umami.

Pochi conoscono cosa sia l’umami, di conseguenza è utile sottolineare che l’umami è quello che viene definito “il quinto gusto”, parallelamente al dolce, al salato, all’aspro ed all’amaro.

L’umami è presente nel succo di pomodoro, ed è curioso notare a tale riguardo che questa è proprio una delle bevande più richieste da chi viaggia in aereo.

Alla luce di questo, non stupisce che nell’ambito degli aperitivi consumati in aereo uno dei drink più richiesti sia il bloody mary, il quale è condito con Worcester sauce, ovvero appunto una salsa molto ricca di umami.

Gli imprevisti relativi ai voli hanno un costo tutt’altro che esiguo per le compagnie aeree e per il mondo del trasporto aereo in generale: si stima infatti che il loro costo ammonti a circa 23 miliardi di euro annui.

Non stupisce, dunque, il fatto che molte compagnie aeree siano intenzionate a compiere degli investimenti in questa direzione, in modo da evitare per quanto possibile ritardi e soppressioni di voli.

Il report “The future is predictable” della società di servizi tecnologici Sita dedicata al trasporto aereo, sostiene che se le compagnie aeree riuscissero ad elaborare e incrociare importanti quantità di dati, eventuali imprevisti potrebbero essere risolti per tempo evitando così la soppressione di moltissimi voli.

Alla luce di quanto detto, per le compagnie aeree le “parole d’ordine” da considerare sono tecnologia predittiva, intelligenza artificiale ed analisi dei dati.

Le tecnologie predittive sono già attive presso l’aeroporto londinese di Gatwick, e ciò ha migliorato in modo consistente l’efficienza dello scalo, una menzione speciale la merita anche la compagnia KLM, la quale consente ai passeggeri che transitano dall’aeroporto di Amsterdam-Schiphol di poter cambiare volo comodamente tramite WhatsApp.

Nell’edizione 2017 del CES, International Consumer Electronics Show, sono state presentate come da consuetudine molte novità interessanti, ma una in particolare ha saputo catalizzare l’attenzione dei visitatori.

L’azienda Volta Robots, tramite gli ingegneri italiani Silvio Revelli e Giacomo Bignami, hanno presentato un innovativo rover, ovvero un sistema in grado di muoversi per un percorso predefinito in modo totalmente autonomo, non solo evitando gli ostacoli, ma anche maturando una vera e propria intelligenza.

Sono 3 i principi fondamentali su cui si fonda quest’innovativa idea di guida autonomia ad opera dell’azienda Volta Robots, la quale ha sede nella provincia di Varese: Telemetria (in WiFi o in 4G), stazione base nel clud e auto apprendimento.

Il sistema in questione è stato applicato ad una macchina, la quale è stata in grado di percorrere in modo del tutto autonomo dei tragitti senza alcun comando evitando gli ostacoli e prendendo delle vere e proprie decisioni razionali.

Al momento, i due ingegneri Revelli e Bignami sono impegnati alla realizzazione di due piccoli rover con telecamera integrata, e ovviamente questa tecnologia potrebbe spalancare orizzonti assai interessanti anche per quanto riguarda altri “mondi”, incluso quello dei droni.

L’impiego della plastica per la produzione di aerei potrebbe consentire ai viaggiatori di ridurre in modo consistente lo stress legato al viaggio, e tutto lascia immaginare che, alla luce di questo, i costruttori del settore valorizzeranno sempre più questo materiale.

Ma per quale motivo si afferma questo? Perché la plastica può rivelarsi un materiale particolarmente adatto per queste necessità?

Anzitutto, c’è da considerare che per viaggiare in modo confortevole a bordo di un aereo ha una grande importanza la sua pressione interna.

Quando l’aereo è in quota la pressione esterna è molto bassa, di conseguenza si ricrea artificialmente una pressione interna che possa rivelarsi simile a quella di cui si può godere a terra.

Modificare la pressione interna di un aereo, a ogni modo, non è affatto semplice, per questa ragione la pressione interna di un aereo ricreata artificialmente non è impeccabile e richiede comunque uno “sforzo” da parte dell’organismo del passeggero: se la pressione è piuttosto bassa, infatti cuore e polmoni fanno maggior fatica ad effettuare i loro processi di ossigenazione.

La plastica, da questo punto di vista, potrebbe rivelarsi davvero provvidenziale, dal momento che questo materiale ha una capacità ben superiore rispetto all’alluminio di sopportare i differenziali di pressione.

Anche per quanto riguarda la gestione dell’umidità la plastica potrebbe rivelarsi un materiale preferibile.

I passeggeri di un aereo, tramite la respirazione e la sudorazione, producono dell’umidità, la quale viene successivamente espulsa dal velivolo affinché si assesti, internamente, su livelli gradevoli.

Nel caso in cui l’umidità sia particolarmente elevata, tuttavia, i metalli potrebbero danneggiarsi e corrodersi, aspetto che invece non riguarda i materiali plastici.

Alla luce di quanto detto, dunque, si può affermare senza esitazioni che l’impiego della plastica nell’industria aeronautica potrebbe ridurre le sensazioni di stress e di stanchezza che riguardano i viaggiatori durante i loro voli aerei, per tale motivo questo materiale potrebbe trovare degli spazi sempre più importanti in questo settore.

Un drone, esattamente un Phantom 4 DJI, è stato utilizzato da Boeing per sviluppare un suo velivolo, esattamente il nuovo 737.

Questo “bestione” dedicato al trasporto di passeggeri è stato ripreso dal drone a distanza molto ravvicinata e in un contesto quanto mai particolare, ma ricreato ad hoc: ovvero una pista completamente allagata.

Non è sicuramente frequente che un aereo si ritrovi a decollare in simili condizioni climatiche, anzi solo nel Nord Est del Pacifico si verificano delle precipitazioni di simile entità, rigorosamente nella stagione delle piogge, tuttavia non può che essere positivo il fatto che la casa produttrice testi le sue creazioni anche considerando le situazioni più estreme.

Nel test in questione l’aereo è stato fatto sfrecciare ad una velocità simile a quella di decollo, e si sono impiegate ben 12 tonnellate di acqua per poter ricreare una pista completamente allagata.

Il drone tramite cui si sono effettuate le riprese, il quale è stato pilotato da John Parker, si è avvicinato davvero tantissimo all’aereo per poter fornire delle informazioni molto precise per lo sviluppo del velivolo.

Il fatto che un drone sia stato impiegato in questo modo rappresenta una novità assoluta, e lo staff di Boeing è parso più che entusiasta in tal senso, dal momento che ha simpaticamente definito il Phantom 4 DJI “a new teammate”, ovvero un nuovo membro della squadra.

Questa notizia ha suscitato molto interesse tra gli appassionati di droni anche perché i velivoli a pilotaggio remoto sono spesso considerati degli acerrimi nemici degli aerei: sicuramente utilizzi irresponsabili dei droni possono disturbare il volo di un aereo, ma i droni sono ormai preziosissimi nei settori più disparati, e l’industria aeronautica non fa eccezione.