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Crescono i passeggeri aerei in UE, grande crescita per la Bulgaria

I passeggeri aerei nell’Unione Europea crescono in modo rilevante: è questo ciò che è emerso sulla base dei dati elaborati da Eurostat, ufficio statistico dell’Unione Europea.

Tale cifra rappresenta un record a livello europeo, ed effettivamente propone dei numeri altisonanti: nel corso del 2016 i passeggeri aerei nell’Unione Europea sono stati ben 972,7 milioni, cifra che supera quella dell’anno precedente del 5,9%.

L’incremento risulta ancor più evidente se si effettua un paragone con l’anno 2009: in questo caso infatti l’aumento è risultato pari a 29,1%.

Ben il 47% del totale è costituito da lavori intra-UE, piuttosto esigua è invece la percentuale di voli nazionali, i quali corrispondono appena al 17,3%.

Tra i paesi che fanno registrare le crescite più rilevanti si segnalano la Bulgaria, con un notevole +22,5%, la Romania con il +20,5%, Cipro con +18,1% e ancora Ungheria con +14,1%, Croazia con +13,8%, Portogallo con +13,7%.

Per quanto riguarda il numero più elevato di passeggeri registratosi nell’anno 2016, il primato spetta al Regno Unito: la quantità totale di passeggeri che ha riguardato questa nazione è stata di 249 milioni.

DJI presenta Aeroscope: nuovo sistema di sicurezza per gli spazi aerei

Il traffico di droni rappresenta una delle problematiche più delicate per quanto riguarda la sicurezza dei voli aerei del prossimo futuro, e da questo punto di vista merita di essere sottolineata un’innovazione molto interessante firmata da DJI.

DJI è uno dei brand più rinomati per quel che riguarda la produzione di droni, e ha perfezionato un moderno sistema di sicurezza tecnologico che consente alle autorità di conoscere in tempo reale il tracciamento dei droni relativo a una determinata area.

Essendo DJI uno dei brand più importanti del settore, si cura bene di evitare che i droni vengano considerati come un possibile pericolo per il traffico aereo tradizionale, per questo motivo sta investendo notevoli risorse proprio in tal senso.

Quest’innovazione tecnologica prende il nome di Aeroscope, ed è appunto un sistema che consente di rilevare in modo immediato la presenza di droni all’interno di una “no flight zone”.

A livello funzionale Aeroscope si presenta come un vero e proprio radar, tuttavia esso non si fonda sulla tecnologia radar, ma bensì sulla medesima tramite cui è possibile pilotare un drone.

Una o più antenne infatti captano il segnale del velivolo a pilotaggio remoto offrendo la possibilità di conoscerne quota, posizione, velocità e tanti altri dati ancora.

L’analisi contemporanea di tutti questi dati da parte di Aeroscope consente al dispositivo di conoscere se lo strumento si sta muovendo in modalità pericolose, o se al contrario è da ritenersi del tutto irrilevante nell’ottica della sicurezza.

Grandi punti di forza di questo drone corrispondono inoltre alla grande semplicità di montaggio, nonché al fatto che non è necessario apportare alcun tipo di modifica ai droni affinché possano essere captati.

Al massimo, può accadere che il dispositivo richieda un aggiornamento del firmware affinché la trasmissione delle informazioni risulti sempre perfettamente corretta.

Attualmente, Aeroscope di DJI si contraddistingue tuttavia per un limite piuttosto importante, ovvero il fatto che non possono essere rilevati i droni di altre marche.

L’obiettivo di DJI è quello di coinvolgere in questo progetto anche gli altri produttori, in modo che Aeroscope possa essere adottato come sistema di sicurezza “universale”.

Cresce il traffico aereo relativo all’aviazione Business

Il traffico aereo relativo all’aviazione Business risulta in notevole crescita: i dati relativi a settembre 2017 infatti hanno confermato in modo inequivocabile questo trend.

Nello specifico il trend ha fatto registrare un +5,7% rispetto al mese di settembre 2016, e in tale lasso di tempo sono stati introdotti 3.500 nuovi collegamenti.

I dati in questione riguardano partenze, arrivi, domestici e sorvoli riguardanti esclusivamente gli aerei Business all’interno dello spazio definito “Cielo unico europeo”, e sono stati presentati da Eurocontrol.

Droni di massa inferiore a 300 g: storia e caratteristiche

Lo scorso 15 ottobre 2017 si sono festeggiati i 2 anni dal primo riconoscimento ufficiale, da parte di ENAC, di un drone dalla massa inferiore a 300 g.

Questi droni così leggeri sono considerati del tutto inoffensivi, ed è consentito utilizzarli anche in città e farli sorvolare persone, a condizione che queste non siano assembrate.

Per condurre simili velivoli a pilotaggio remoto non è richiesto alcun attestato, tantomeno è necessario superare la visita medica aeronautica.

Quanto detto non significa tuttavia che questi droni non debbano rispettare delle norme di utilizzo, anzi da questo punto di vista chi pilota tali droni deve comunque rispettare le regole che disciplinano l’utilizzo dei droni professionali.

Nel caso in cui si vogliano utilizzare tali droni in particolari condizioni, come ad esempio in una ATZ aeroportuale, è necessario disporre dei dovuti permessi.

Il primo drone da 300 g inoffensivo ad essere riconosciuto da ENAC è stato l’X300B del brand DXdrone.

Un drone di tale categoria che ha saputo riscuotere un grandissimo successo è sicuramente DJI Spark, modello assai apprezzato soprattutto per la grande qualità dei filmati che è in grado di produrre.

ICAO propone una “targa” per ogni drone, valida in tutto il mondo

ICAO, Authority aeronautica globale delle Nazioni Unite, ha affermato di voler creare un database in cui catalogare tutti i droni al mondo, a prescindere da quali siano le loro caratteristiche e le loro dimensioni.

Ogni velivolo a pilotaggio remoto dovrebbe dunque avere una targa identificativa, e ciò potrebbe rivelarsi utile ai fini dell’identificazione e della sicurezza.

D’altronde in molti avevano criticato la decisione di EASA, Authority aeronautica europea, la quale ha di fatto lasciato a tutti gli stati membri totale carta bianca per quel che riguarda la regolamentazione dei droni al di sotto di 150 kg.

Considerando che i droni con un peso superiore a tale soglia sono davvero pochissimi, di fatto la regolamentazione di questo particolare tipo di volo aereo è divenuta molto caotica e prevede grosse differenze da nazione a nazione.

Per EASA, dunque, ogni singolo drone dovrebbe essere munito di un transponder interrogabile dalle forze dell’ordine, e un’ipotesi di questo tipo non sembra affatto dispiacere ai più importanti produttori del settore, i quali potrebbero finalmente smettere di dover adattare i loro velivoli alle varie leggi che regolamentano questo tipo di volo.

Il Bird Strike, un fenomeno che continua a crescere

Il fenomeno cosiddetto del Bird Strike, ovvero l’impatto tra aerei e uccelli di svariate specie, sta diventando sempre più frequente.

Proprio in tempi recenti, esattamente martedì 5 settembre 2017, un aereo è stato costretto ad eseguire un atterraggio di emergenza subito dopo la partenza proprio perché si è sospettato che un uccello avesse impattato contro uno dei motori.

Al momento le indagini sull’episodio sono ancora in corso, pare tuttavia che l’animale sarebbe rimasto incastrato in un motore e per tale ragione il pilota avrebbe eseguito uno scarico di carburante prima di effettuare l’atterraggio di emergenza.

Il fenomeno del Bird Strike esiste, di fatto, da quando l’uomo ha iniziato a volare, ma negli ultimi tempi sta diventando sempre più frequente.

La cosa d’altronde non desta stupore, dal momento che il numero degli aerei che popolano i cieli è cresciuto considerevolmente negli ultimi periodi.

In Italia gli episodi di Bird Strike sono passati dai 348 del 2002 ai 1.084 del 2014, e questa tendenza è legata anche ad aspetti prettamente faunistici: la popolazione nidificante di gabbiano reale infatti è più che raddoppiata dal 1980 ad oggi.

In impatti di questo tipo, come si può facilmente immaginare, sono spesso gli uccelli ad avere la peggio, ma anche per l’aereo possono esserci delle conseguenze negative.

Dal momento che a simili velocità gli impatti si rivelano fortissimi, infatti, può accadere che un volatile che incappa nel motore possa danneggiarlo leggermente, ad ogni modo ciò non comporta rischi mortali, dal momento che gli aerei sono dotati di più motori, quindi potrebbero assolutamente sopperire a un’emergenza di questo tipo.

Droni: in Birmania saranno utilizzati per piantare un milione di semi

I droni, si sa, possono essere utilizzati in tanti modi differenti, ed è accaduto in diverse occasioni che siano stati utilizzati per curare determinati territori dal punto di vista ambientale.

In Birmania una comunità ha scelto proprio i droni per ripristinare l’ecosistema fluviale dei propri territori, nello specifico i velivoli a pilotaggio remoto sono stati impiegati per piantare dei semi.

Nello specifico, le comunità locali hanno scelto di dotarsi di una vera e propria flotta di droni i quali andranno a piantare ben un milione di semi di alberi di mangrovie.

Questa grande quantità di droni sarà divisa in due categorie, la prima si occuperà di mappare il terreno elaborando tutti i dati necessari per la distribuzione dei semi, la seconda appunto rilascerà sul terreno dei baccelli di semi con una precisione davvero massima.

Ovviamente questo sistema di semina è destinato a rivelarsi estremamente più efficiente rispetto alla semina tradizionalmente intesa: i tempi sono ridotti di 10 volte, mentre i costi vengono dimezzati.

Trasformare i rifiuti in combustibile: un nuovo, avveniristico progetto

Il Dipartimento dei Trasporti di Sua Maestà britannica sta lavorando a un progetto davvero avveniristico, il quale potrebbe rappresentare un’autentica rivoluzione sia per quanto riguarda il trattamento dei rifiuti che relativamente al mondo dei voli.

Nello specifico, ci si è posto l’obiettivo di ricavare dai rifiuti del carburante, il quale potrebbe essere utilizzato per alimentare aerei e camion, e per il progetto in questione è stata stanziata una somma pari a 22 milioni di sterline.

L’idea in questione nasce dalla necessità sempre più impellente di contenere le emissioni inquinanti, le quali a Londra e in altre zone dell’Inghilterra hanno raggiunto livelli considerevoli; per la medesima ragione peraltro in governo britannico sta già pensando ad altri provvedimenti, come ad esempio quello di bloccare la vendita di nuove auto funzionanti a benzina ed a gasolio.

Le stime riguardanti questo progetto sono assolutamente rosee: con questo sistema infatti si riuscirebbe a ridurre del 90% le emissioni di anidride carbonica, e dal punto di vista qualitativo questo speciale carburante saprebbe rivelarsi all’altezza, senza peraltro richiedere l’effettuazione di grosse modifiche ai motori.

Alcune aziende, come ad esempio Lanzatech, sono state coinvolte affinché possano partecipare alle sperimentazioni, dunque non c’è che attendere per scoprire se quest’idea potrà realmente rappresentare un progresso di rilievo.

A tal riguardo va detto che un professionista italiano, ovvero Michele Muccini, direttore dell’Istituto materiali nano-strutturati del CNR, ha sollevato delle perplessità circa il processo di trattamento delle biomasse, il quale potrebbe rivelarsi inquinante proprio come i combustibili fossili.

Red Bull Air Race: un successo la tappa di Porto

Sabato 2 e domenica 3 settembre si è svolta la 6° tappa di un appuntamento sempre più sentito il quale suscita una grande curiosità, ovvero Red Bull Air Race.

La gara in questione è stata ospitata dalla città di Porto: dal territorio della capitale del Portogallo i velivoli si sono immessi nell’Oceano Atlantico, e il numero di spettatori è stato davvero notevole, con ben 850.000 presenze stimate nell’arco del weekend.

Dal punto di vista tecnico la gara si è rivelata entusiasmante, e ha visto trionfare il pilota ceco Martin Sonka, il quale torna a vincere dopo il successo ottenuto in quel di Abu Dhabi.

Il podio si è completato con il canadese Pete McLeod, il quale ha ottenuto un distacco minimo rispetto al primo classificato, e con lo statunitense Kirby Chambliss, il quale ha dovuto fare i conti con una penalità di 2 secondi che ne ha condizionato il piazzamento.

La gara si è rivelata avvincente e spettacolare, sebbene è stato previsto per regolamento che la velocità di ingresso nel circuito fosse leggermente inferiore rispetto a quella tradizionale, esattamente 333 Km/h piuttosto che i canonici 370 Km/h.

Le sfide Red Bull Air Race si confermano dunque un appuntamento molto sentito ed avvincente, e la città di Porto si è rivelata una degna cornice.

Nell’edizione in questione si è segnalata peraltro l’assenza di un famoso pilota quale Juan Velarde, il quale non ha potuto prender parte alla competizione in quanto non è riuscito a completare per tempo i test necessari riguardanti il suo Zivko Edge 540.

General Atomics Aeronautical Systems: nuovo record di volo con i velivoli Skyguardian

La General Atomics Aeronautical Systems, Inc. ha annunciato che il nuovo sistema a pilotaggio remoto MQ-9B Skyguardian ha stabilito un nuovo record, ovvero il volo più lungo mai effettuato con i velivoli Predator.

Lo scorso 16 maggio il velivolo in questione ha fatto decollo dal Laguna Airfield volando tra 25.000 e 35.000 piedi durante la missione ed è atterrato 48,2 ore dopo, superando così il precedente record della General Atomics, ovvero 46,1 ore, conseguito con un Predator XP.

Linden Blue, CEO di General Atomics, ha sottolineato con entusiasmo questo nuovo record, dichiarando che l’azienda celebra proprio in quest’anno 25 anni di innovazione nel settore dell’aviazione.

I velivoli Skyguardian possono essere adoperati in ambito militare, soprattutto per il pattugliamento marittimo, e questo nuovo record stabilito dalla General Atomics Aeronautical Systems non fa che accentuare il potenziale di questi modelli.